Segretariato sociale - domenica 26 maggio 2013
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L’assistente sociale si colloca nell’ambito delle professioni di aiuto alla persona e si configura come mediatore tra rilevazione dei bisogni e delle risorse, presenti nella persona ma soprattutto presenti sul territorio; può aiutare il singolo, inteso nella sua interezza, a ritrovare in se stesso, nella sua realtà familiare, sociale e istituzionale, le risorse necessarie a contenere e/o superare il suo stato di disagio in quel momento.
In quest’accezione, quindi, assume anche un ruolo di operatore dell’informazione.
Ma la professione dell’operatore dell’informazione e della comunicazione in ambito istituzionale è, a tutt’oggi, una professione ancora da disegnare ed eventualmente da uniformare.
Ciò che va chiarita è la grande differenza esistente tra le diverse attività dell’informazione e della comunicazione: front office, back office, ufficio stampa, URP, iInformagiovani, Segretariato Sociale.
Attività, richieste e bisogni da soddisfare diversi e, parallelamente, background formativi e professionali assai differenziati. Il fattore decisivo si intravede nella possibilità di lavorare dando maggiore consistenza agli elementi di esempio in termini valoriali e di "buona prassi".
L’attività di formazione trova i suoi presupposti di efficacia nella volontà della singola persona a partecipare e a interagire con il processo formativo, a partire dalla condivisione di alcuni elementi fondanti:
Questo è acquisibile solo nel tempo, con la varietà delle esperienze, incrementabile ed aggiornabile con la formazione e l’autoformazione. Ciò detto è da escludersi che un’unica figura possa racchiudere in sé tutto lo scibile: si deve agire verso l’integrazione dei saperi e delle esperienze.
Le qualità di un operatore dell’informazione e della comunicazione si concretizzano grazie alla competenza con cui sa accogliere e soddisfare la domanda, grazie alla sua disponibilità e abilità a mettersi nei panni di chi chiede.
Gran parte dell’attività formativa avviene ed è utile solo a partire dalla volontà del singolo ad accedere a percorsi formativi formali e informali: non è indispensabile che l’intenzionalità dell’Ente coincida sempre con l’intenzionalità del servizio e del singolo operatore.
Č chiaro che si sta parlando di aspetti valoriali, che molto hanno a che fare con gli aspetti deontologici di una professione che è ancora da precisare e "storicizzare.
Tale componente si configura come elemento "debole", nodo problematico, dove gli esempi da seguire sono così singolari e atipici da risultare difficili da riprodursi. Ancora una volta bisogna ricordare la natura forte ma impalpabile di tale attività. Ciò che è stato fin qui enucleato potrebbe essere valido per tutti coloro che operano nel campo dell’informazione e della comunicazione.
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