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[Buone Prassi e approfondimenti]

La mobilità del lavoro in Italia: nuove evidenze sulle dinamiche migratorie

Tra il 2000 e il 2005, secondo Bankitalia, sono emigrati dal Mezzogiorno oltre 80 mila laureati

Da Puglia e Lucania parte un laureato ogni centomila abitanti. Oltre 36mila pugliesi nel biennio 2006- 2007. Meno di 20mila lucani, nello stesso periodo.


A dirlo è l’indagine di Bankitalia su ‘La mobilità del lavoro in Italia’. Tutte le regioni del Sud sono colpite dal fenomeno, l’Abruzzo unica eccezione. L’emigrazione dal Mezzogiorno continua a essere trainata dal divario economico rispetto al Centro Nord. Nella seconda metà degli anni novanta, l’ampliarsi del differenziale nei tassi di occupazione, il ridimensionamento del settore pubblico e il contenimento del divario nelle quotazioni immobiliari hanno spinto un numero crescente di persone a emigrare. Nel decennio in corso la forte crescita dei prezzi delle case nel Centro Nord ha contribuito a ridurre il fenomeno. Inoltre la diffusione dei contratti a termine e l’immigrazione dall’estero hanno influenzato la propensione migratoria degli italiani e cambiato la natura stessa della mobilità.


Roma, Bologna e Milano le città più frequentate. La situazione è preoccupante soprattutto perché spia di un possibile circolo vizioso. Se da un lato c’è uno storico sorpasso della domanda di lavoratori con titoli di istruzione superiore, (che raggiunge la soglia del 51%) dall’altro, finalmente, si attenua la grave patologia del nostro mercato del lavoro che, nonostante sia ancora molto indietro nell’ impiego di laureati rispetto a Paesi come Francia, Germania ed Usa, da tempo soffre per i fenomeni di ‘brain drain’ (dispersione di lavoro qualificato) e ‘overeducation’ (eccesso di istruzione, almeno formale, rispetto alle reali esigenze del sistema economico).


Tra il 2000 e il 2005, secondo Bankitalia, sono emigrati dal Mezzogiorno oltre 80 mila laureati, pari in media annua a 1,2 ogni 100 residenti con un analogo titolo di studio. Il Sud è diventato quindi sempre “meno capace di trattenere il proprio capitale umano, impoverendosi della dotazione di uno dei fattori chiave per la crescita socioeconomica regionale”.


Nel 2004 è partito il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%. Fenomeno, quest´ultimo, che si spiega con il fatto che la mobilità geografica Sud-Nord permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro- Nord vanno infatti incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto.


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