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Patrimonio Culturale - martedì 26 maggio 2020 

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[Spiritualità]

Convento San Pasquale

l’ospitalità e la storia

Immagine:

Missionari oblati di Maria Immacolata

Contrada Vallaspra-Colle Case
66041 Atessa (CH) tel. 0872.866247

Messa festiva (18)
Festività: San Pasquale (17 maggio) e Madonna degli Angeli (3 agosto).

Ospitalità
Nella Casa di Spiritualità (40 camere doppie con servizi) sono accolti singoli e gruppi.

La storia
Nel nome Vallaspra, valle-aspra, si intuisce la peculiarità di una natura selvaggia ed infruttuosa, ma anche la sedimentazione di una lunga e travagliata vicenda storica e religiosa che, a lunghi periodi di splendore e di apostolato, ha alternato periodi di degrado e di abbandono. La storia del convento di Vallaspra è legata allo spirito francescano ed all’incessante opera di evangelizzazione dei Frati osservanti minori, particolarmente intensa in Abruzzo, sotto la spinta dei modelli di vita religiosa e degli esempi di predicazione forniti da apostoli come San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano, San Giacomo della Marca. Nel lontano 1408, Tommaso da Firenze, frate laico e segretario del Padre Nicola da Osimo, commissario della provincia di Sant’Angelo in Puglia, arrestava il suo peregrinare in terra frentana, dinanzi ad un’antica “cona” raffigurante la Madonna Addolorata con in grembo il Cristo Morto ed ai lati San Giovanni e San Francesco a destra, la Maddalena e Sant’Antonio da Padova a sinistra, venerata in un posto brullo e selvaggio, appunto “Vallassero” di Atessa. Conquistato dalla suggestiva sacralità del luogo e del profondo significato di questa pietà, fra Tommaso diede inizio alla edificazione del primo nucleo del convento, terminato ed inaugurato appena dieci anni dopo, nel 1430. Disagi e sofferenze accompagnarono i frati durante i lavori e, come riparo dalle intemperie e dalle fiere, essi costruirono delle capannette di tavole, poggiate su una grande e secolare quercia, l’albero fu venerato e rispettato ancora per secoli, tagliato e distrutto dal fuoco nel 1719, con grande rammarico dei frati e della popolazione, in quanto segno tangibile di quella povertà e di quel fervore spirituale che avevano animato la comunità francescana. Il convento di Vallaspra intitolato da Fra Tommaso a Santa Maria degli Angeli, non solo nella dedica, ma soprattutto nelle strutture architettoniche, conserva il lindore delle forme francescane. La chiesa, con navata centrale ed una laterale, si arricchisce, ai primi del 1700, di una cappella dedicata a San Pasquale Baylon, spagnolo, laico francescano, canonizzato nel 1860, in onore il Contestabile Colonna mutò il titolo del convento e, “San Pasquale” semplicemente, più che Vallaspra, indica la località ed il complesso monastico, non solo per gli atessani, ma per tutta la popolazione della zona che da sempre ha riservato sul convento la proiezione di una immagine di laboriosità e povertà, di spiritualità e di preghiera. In realtà tutto il percorso terreno della comunità francescana è stato costellato da esempi mirabili di vita operosa ed edificante. Attinsero alla santità il beato Antonio da Tornareccio, morto dipeste nel 1504, ritrovato ancora inginocchiato, dopo molti giorni di decesso, con la faccia e le braccia levate al cielo, il beato Epifanio Teutonico, di origine germanica, morto nel 1510, sorpreso più volte in estasi e capace di scacciare il demonio dal corpo degli energumeni e Fra Pacifico di Castiglione del Principe (ora Messer Marino), a cui la tradizione attribuiva la facoltà di poter parlare, di notte e in chiesa, con i fratelli defunti. Una fiorente, ricca e dinamica stagione economica e culturale fu vissuta dal convento di Vallaspra, a cavallo del XVI sec., con l’attivazione di un lanificio, operante per più di un secolo e chiuso nel 1675, legato all’intenso periodo dei traffici, degli scambi e dei commerci lungo le arterie ermentizie. Fra i religiosi addetti al lanificio del convento di Vallaspra, un posto particolare occupano Basilio di Casacalenda, frate laico, maestro dell’arte dei panni ed i fratelli Fra Paolo e Fra Mansueto da Caramanico, morti rispettivamente nel 1612 e nel 1614, particolarmente abili nel filare la lana, ma anche, contemporaneamente, dediti alla preghiera ed alla meditazione. Perciò quella lana, usata per il saio francescano e ad uso delle varie comunità, veniva filata e tessuta nella preghiera, così come veniva gualchierata alla fonte, asciugata al sole, da ultimo cimata e passata al mangano, al canto delle lodi e degli inni religiosi. Ma il convento non fioriva soltanto nel settore della tessitura, esso si dotava, con grande lungimiranza e sensibilità artistica, anche di opere d’arte insigni e significative, come una cinquecentesca statua di terracotta di San Francesco e la tavola rappresentante la Madonna con il bambino, ancora apprezzata nella sua ricca cornice dorata di epoca settecentesca. In questo dipinto, inoltre, bisogna riconoscere parte della più grande tavola commissionata dai frati nel 1541, durante la fiera di Lanciano, a due artisti veneziani, e registrata mediante contratto ancora conservato negli archivi notarili di Lanciano. In seguito, nel 1666, il convento che presentava cedimenti e lesioni, venne rinforzato con i contrafforti ancora visibili e lavori di ampliamento interessarono anche la chiesa, con la costruzione del portico a 5 arcate, ultimato nel 1731, come si evince anche dalla data incisa sul portale in pietra che dà accesso al chiostro. All’epoca di tali lavori, nell’anno 1709, durante un terribile periodo di siccità, il padre guardiano Antonio De Ritis prese un po’ d’olio dalla lampada di San Pasquale e lo versò nel pozzo, invocando il miracolo. E il miracolo avvenne e l’acqua dissetò i monaci e l’intera popolazione di Atessa, anche se questo non è l’unico fatto prodigioso accaduto nel convento. La cronistoria di Padre Arcangelo da Montesarchio riferisce, tra gli altri, anche il suggestivo prodigio del pane fresco e caldo, trovato dai frati, dopo la messa notturna di Natale 1613, senza che sulla neve, che isolava completamente il convento da più di 15 giorni, si potessero trovare tracce umane. La dimensione spirituale e lo spessore di vita religiosa hanno tuttavia rappresentato la vera forza della comunità francescana. Un documento del 1702, conservato nell’archivio del convento, ci rivela per quell’anno la presenza di ben 16 religiosi, impegnati nel professorio o noviziato, mentre tra le mura monastiche i frati coltivavano studi di logica. Con la diffusione delle idee della rivoluzione francese, per il convento inizia un lungo periodo di travaglio e di degrado. Chiuso una prima volta nel 1811, per la legge di soppressione degli istituti religiosi, emanata da G. Murat, re di Napoli, il convento all’indomani dell’Unità d’Italia, subì la legge del 1866 sull’incameramento dei beni ecclesiastici e religiosi da parte del nuovo stato italiano e fu chiuso una seconda volta, diventando prima proprietà demaniale e poi proprietà comunale, usato come deposito di attrezzi e materiali per il vivaio attivato dalla forestale. La rinascita di Vallaspra come convento e come faro di operosità e religiosità, è datata 1936, quando i Missionari Oblati di Maria Immacolata, accettando di insediarsi nel monastero, danno inizio ad una lunga e paziente opera di ristrutturazione, ampliamento ed abbellimento delle strutture conventuali, opere che culminano nella edificazione di una grotta alla Madonna di Lourdes nell’Agosto 1958 e nell’allestimento, due anni dopo, delle stazioni della via Crucis lungo il viale che porta al belvedere, ora trasformato in parco botanico. Oggi, il convento di Vallaspra, che rappresenta un momento significativo della memoria storica degli abitanti della zona ed una esperienza plurisecolare di vita religiosa ed operativa, si prepara a nuova forme di collaborazione e di solidarietà con la comunità di Atessa e dintorni. E, in una società in così rapida e frenetica evoluzione tecnologica e sociale, dove più che mai si avverte il bisogno di ridare, un significato profondo all’esistenza e di riscoprire valori autentici e duraturi, il convento di Vallaspra può ancora trasmettere un forte senso di appartenenza e di identità religiosa, spirituale e culturale e continuare ad essere per generazioni future un centro di riferimento solido e sicuro ed un polo di aggregazione, di preghiera e di apostolato.




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