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Giornale di Istituto - venerdì 20 settembre 2019 

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  • 10/04/2007 12.20.11
    Immagine: Nassiryia
    Per non dimenticare









Archeologi per caso





È stato davvero per caso che una notizia di cronaca locale si è trasformata in un’occasione di studio e di ricerca che ha coinvolto le scolaresche della Scuola Primaria “Camillo Fattore” di Santa Maria Imbaro, sotto la guida dei loro insegnanti.
In dicembre giungeva infatti la notizia di una inaspettata e soprattutto sorprendente scoperta archeologica: la necropoli di San Giovanni in Venere, di cui forse non si sospettava l’importanza.
Infatti alla storia dell’abbazia mancava il tassello iniziale. Si sapeva del suo essere stato luogo sacro per i Romani con il tempio di Venere, luogo di culto benedettino nel Medioevo, chiesa cattolica nell’Era Moderna e, ora, si delineava l’esistenza di radici sannito-frentane nell’Era Protostorica.
Tutti i bambini, opportunamente sollecitati, hanno visitato il sito archeologico e hanno scoperto un remoto passato attraverso reperti che l’archeologa Roberta Odoardi, nella sua sensibilità, ha consentito non solo di mostrare, ma di far toccare. La fantasia dei bambini si è subito messa in moto, corroborata dalle prime notizie storiche fornite dagli insegnanti.
È stato relativamente facile prepararli a porre domande, a formulare ipotesi sulle origini degli scheletri ritrovati in loco. Sono nate così le loro più varie interpretazioni: illustrazioni grafico-pittoriche, interviste, elaborazioni di testi fantastici, ma anche tendenzialmente scientifici.
Da tutto questo lavoro di ricerca emerge che questo insediamento è di origine frentana di discendenza sannita. Popolo semplice, organizzato in tribù familiari, non conosceva la schiavitù, viveva di agricoltura e di pastorizia, ma anche di frequenti contatti commerciali con i Fenici, come dimostrano le perline in pasta vitrea, e con i Greci, per la presenza di monili, utensili e armi, che verosimilmente accompagnavano i defunti nel viaggio eterno insieme ad un’olla colma di cibo posta ai loro piedi.
Questo popolo era anche capace di lavorare la pietra e qualche metallo: lo testimoniano le fibule e gli anelli di bronzo.
I ritrovamenti sono da ricollegare alle scoperte avvenute nel territorio frentano: fondi di capanne del V millennio a.C. a Marcianese, insediamenti del III millennio a.C. in località Serre e perfino sotto le Torri Montanare a Lanciano (II millennio a.C.).
Nemmeno possono essere taciute le rare e casuali scoperte di Villa Andreoli (Stramnos: vaso in ceramica con bocca stretta), contrada S. Amato (tazza monoansa), località Gaeta (due inumazioni maschili con olle, elmo e cinturone in bronzo).
Sicuramente bisognerà aspettare ancora qualche anno, ma la storia frentana si dovrà riscrivere, arricchita delle notizie dei “Sanniti di San Giovanni in Venere”.

di Davide Spera e Rita Pirri





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