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-Taranta Peligna - domenica 21 aprile 2019 

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Taranta Peligna

e la sua storia

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Nel XIII secolo fu feudo di Berardo di Acciano e di Enrico di Portella. Nel 1316, Niccolò di Acciano, ne possedeva la metà del paese, che successivamente ne acquista una sesta parte da Roberto Morello e Bernardo di Lama, allora Giudice della Grande Corte della Vicaria. Nelle Rationes Decimarum Italiane, Taranta Peligna figura per le decime degli anni 1308, 1324-1325 dovute dal clericus castri Tarante, dai clerici de Taranta e delle chiese: S. Laurentii, S. Nicolay, S. Comitij de la Taranta. Nel 1320, nella Generalis Subventio angioina, il paese fu censito: 7 once, 10 tari e 8 grana. Nella prima metà del XV secolo fu feudo dei Caldora. Nella seconda metà del Quattrocento, Ferdinando d’Aragona e successivamente dei Malvezzi, aristocratici bolognesi, imparentati con i Medici di Firenze, costretti a fuggire da Bologna dai Bentivoglio contro i quali avevano complottato. Nel XVIII secolo fu parte dei beni della famiglia d’Aquino che lo tenne fino al termine della feudalità. Il paese è ricordato soprattutto per la caratteristica lavorazione dei tessuti (tarante o tarantole, tipiche coltri di lana) che diede alla popolazione una notevole agiatezza, manifestata dai pregevoli monumenti superstiti, quali la facciata della chiesa di San Nicola, il portale della cinquecentesca chiesa di San Biagio e il crocifisso su tavola di Antoniazzo da Romano nella chiesa della Trinità. Sulla strada per Lettopalena appena usciti dal paese, una stradina a destra porta alle sorgenti acque vive. Esse sono delle polle sorgive che scaturiscono direttamente dalla terra creando un ambiente spettacolare. Sospesa a mezza altezza sul fianco sinistro del vallone di Taranta si trova la Grotta del Cavallone che mostra la sua straordinaria bellezza attraverso un suggestivo spettacolo di stalattiti, stalagmiti e cavità i cui nomi si ispirano ai personaggi della tragedia dannunziana, La Figlia di Jorio, qui ambientata per tutto il secondo atto.




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