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-Palombaro - lunedì 17 dicembre 2018 

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Palombaro

e la sua storia

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Si può prendere in considerazione “palunbarius”, specie di falcone che divora le colombe. In dialetto diventa “palummane”, in altre parole palo in mano. Tale ipotesi è confermata a livello iconografico dallo stemma del paese in cui è rappresentato il braccio nudo di un uomo armato di clava (probabilmente era Ercole). Successivamente abbiamo scavi archeologici, risalente al periodo italico, ove troviamo, appunto, una statuetta di Ercole in assalto riferibile all’epoca tardo-ellenica. Abbiamo altri resti: un teatro, edifici e strade lastricate in località Piano Laroma, testimonia l’esistenza di un insediamento romano. Il Castrum Laromae sorto nel Medioevo fu distrutto dagli Ungheri nel 1417. Fuori del paese è l’emozionante Grotta di S. Angelo d’Ugni, dal cui fondo emerge una chiesetta medioevale, sulle pendici delle Coste di Manganella, risalente alla dominazione longobarda, segno del passaggio dal culto pagano della dea della fertilità Bona a quello cristiano di S. Angelo. Nel XII secolo, il borgo, col nome di Palumbarum, fu feudo di due militi, tenuto da Odorisius filius Berardi de Quadris, di origine franca, discendenti dai Conti di Valva, subfeudatario di Boemondo conte di Manoppello. Nel XIV secolo, è ricordato per le decime degli anni 1308 e 1326 causate dai cleriri castri Palumbini e clerici de Palomarii. Nel territorio comunale è compresa parte della Riserva Naturale Orientata “Feudo Ugni”.




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