Salta Menù|

Testata

-Fossacesia - domenica 16 dicembre 2018 

Sei in: »Portale Sangro Aventino »Patrimonio Culturale »-Fossacesia



  Menu Principale



  Chiese



  Palazzi




  Eventi







[Chiese]

Abbazia di San Giovanni In Venere

Impianto basilicale a tre navate absidate su pilastri, con presbiterio rialzato e cripta sottostante

Immagine:


Comune e provincia:
Fossacesia (Ch)


Tipologia:
impianto basilicale a tre navate absidate su pilastri, con presbiterio rialzato e cripta sottostante

Ubicazione:
la chiesa è fuori dal centro abitato, arroccata su un’altura che consente una panoramica veduta sul golfo di Venere

Utilizzazione:
la chiesa è attualmente officiata

Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/restauri:
secondo una tradizione non suffragata da fonti, la chiesa sarebbe sorta nel VI secolo sulle rovine del tempio di Venere Conciliatrice. Di certo un diploma di Ludovico Pio e Lotario, risalente al 22 giugno 829, ne attesta l’esistenza confermandone la dipendenza dalla Badia di Farfa. Intorno all’anno Mille, si ha notizia di importanti lavori all’edificio ad opera del conte di Chieti, Trasmondo II, che in quella occasione fece realizzare ex novo il monastero annesso alla chiesa con due chiostri, dormitori, celle, spazi per le scuole e per i capitoli, una biblioteca, il cimitero e aree per esercitare le diverse arti a cui i monaci erano dediti. Della chiesa del IX-X secolo rimangono solo alcune tracce nelle spalle e nella lunetta della porta che la metteva in comunicazione con il chiostro. Nella seconda metà del XII secolo, sotto Oderisio II, si ebbero altri lavori che consisterono nell’ampliamento e trasformazione dell’impianto basilicale a tre navate, nella realizzazione della cripta e di un corpo di fabbrica collocato davanti alla linea della facciata, quasi a creare una terrazza sul pendio esistente, affidati dapprima a maestranze abruzzesi, successivamente sostituite da maestranze francesi, cui si devono l’interno della chiesa e le coperture. L’intervento si concludeva agli inizi del secolo successivo con la realizzazione delle due porte simmetriche sui fianchi della basilica, opera del maestro Alessandro, mentre i lavori di decorazione dell’esterno terminarono intorno agli anni Trenta con la realizzazione del portale d’ingresso.
Nel 1912, durante i restauri dovuti al parziale sprofondamento di una volta, si scoprì un’aula sotterranea che si sviluppa oltre il filo della facciata principale, sotto il terrazzo antistante. Negli anni Trenta si è proceduto alla ricostruzione di buona parte del chiostro ripristinato nelle sue forme originali con numerose integrazioni. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento, ad opera del Soprintendente Moretti, sono stati riaperti gli ultimi fornici della navata centrale, eliminate le sopraelevazioni della facciata e condotti a termine altri lavori di pavimentazione, intonacatura e rifacimento degli infissi.

Stato di conservazione:
il primitivo edificio è stato più volte restaurato e ricostruito e pertanto oggi la fabbrica è in un buono stato di conservazione

Descrizione dell’edificio con riferimento ai materiali e alle tecniche costruttive adottate:
il prospetto principale a salienti si alza su un alto sagrato, caratterizzato da una varietà di elementi e materiali. L’unico portale d’ingresso, fiancheggiato in alto da due monofore, risulta costituito in marmo bianco che contrasta con la mole scura dell’intera costruzione ed è realizzato da due parti distinte: internamente vi sono i pilastri e i contropilastri, su cui si impostano archi a ferro di cavallo con archivolto in rilievo e lunetta interna ornata da un bassorilievo. Esternamente invece, esistono due colonnine sporgenti al fianco dei piedritti, dalla particolare decorazione dei capitelli, da cui si dipartono dei cordoni a formare un arco trilobato disegnato sulla parete, che fungono da elementi di raccordo tra il portale e i bassorilievi ai suoi lati. Su di essi si impostano cordoni che disegnano in facciata dei pinnacoli ai lati dell’arco trilobato. Sulle due pareti laterali della chiesa si aprono altri due ingressi minori simmetrici, che immettono rispettivamente nel chiostro e nel grande piazzale, eseguite dal maestro Alessandro nel 1204, come ricorda un’iscrizione, con ingresso architravato sormontato da lunetta e arricchito da un triplice risalto di archi pur con qualche differenza nella realizzazione.
Sul prospetto posteriore si innestano le absidi, divise orizzontalmente da una grossa fascia con il motivo a losanga che corre all’altezza del pavimento del presbiterio, costituendo al tempo stesso motivo di decoro e di separazione tra due zone realizzate con materiali diversi. La parte basamentale costituita da una muratura mista con abbondante malta tra i ricorsi, è decorata da arcate cieche in rilievo impostate su sottili lesene, dal profilo a tutto sesto, eccetto nell’abside di destra, dove sono a sesto acuto, realizzate in pietra concia. Al di sotto della fascia decorata si aprono quattro feritoie, di cui due sull’abside maggiore, in cui si apre anche una monofora centrale ad arco a tutto sesto con cornice trilobata su colonnine tortili che dà luce alla cripta situata sotto il presbiterio, inquadrata da una muratura di pietra squadrata. Grandi medaglioni realizzati con pietre colorate completano la decorazione delle absidi. La parte superiore in cui resta divisa la massa muraria dal fascione presenta un paramento in pietra concia con feritoie e una monofora centrale per dar luce al coro, del tutto simile a quella sottostante.
Secondo alcuni storici dell’arte le cornici di coronamento della basilica ancora visibili nelle navate minori, sul fianco della navata maggiore verso il chiostro e sui timpani dei prospetti anteriore e posteriore, risalirebbero al periodo borgognone.
Internamente la chiesa è divisa in tre navate. La navata maggiore, molto alta, con copertura a capanna su capriate a vista, è divisa in sei campate da grossi pilastri quadrangolari che si alzano su basi, coronati in alto da una modanatura dal profilo quadrato e collegati da arcate spoglie, che da un lato hanno un andamento a tutto sesto e dall’altro sono spezzate in chiave. Al di sopra dei pilastri, addossate alle pareti si elevano delle semicolonne con capitello diverso in ogni campata, su cui si imposta un secondo ordine di arcate cieche a sesto acuto depresso che incorniciano sei monofore per lato.
Nelle navati laterali in cui sono assenti le arcate trasversali, la copertura è ad una falda inclinata. A ridosso delle pareti, in corrispondenza dei pilastri, sono presenti dei peducci con capitello pensile da cui si dipartono arcate cieche sulle murature in corrispondenza con le arcate della navata maggiore ed in cui si aprono monofore.
Una scalinata nella navata maggiore consente l’accesso al transetto rialzato, diviso in tre campate da arconi di cui quella di mezzo coperta da due volte ad ogiva contigue con costoloni in pietra e le altre due da volte a crociera. L’interno appare in gran parte rivestito di pietra lavorata.
L’area al di sotto del presbiterio ospita la cripta cui si accede tramite scale nelle navate laterali. Si tratta di un’aula divisa in due navate da una fila di basse colonne di reimpiego, di ampiezza diversa per cui gli archi e le volte che collegano le colonne alle pareti sono a sesto acuto nelle campate minori, a tutto sesto nella maggiori, così che le chiavi di volta possano essere alla medesima altezza. L’aula non è decorata ad eccezione degli affreschi di Luca Pollustro; inoltre all’inizio dell’abside è posto un triforio.
Secondo il Moretti, la cripta sarebbe databile al 1015 anche se successivamente avrebbe subito rimaneggiamenti, al contrario di Gavini che intravedeva nell’opera un disegno unitario realizzato in un solo momento.
Oltre la linea della facciata principale, è stata scoperta un’aula sotterranea rettangolare (11x8,80 mt), che comunicava con il monastero attraverso una porticina sul lato sinistro.
Il chiostro rettangolare contiguo alla basilica è privo del lato adiacente al fianco sinistro della chiesa. In origine doveva misurare 43,30 x 42 mt; ciò che ne resta è frutto di una ricostruzione della prima metà del Novecento. Lungo il lato est del chiostro, verso il dirupo che affaccia sull’Adriatico, sono visibili alcuni resti di una grossa aula che doveva essere divisa in due lunghe navate da pilastri circolari di pietra collegati da archi e che doveva presentare un solaio ligneo sullo stesso piano del chiostro. Probabilmente doveva trattarsi di un magazzino, dato il suo carattere semisotterraneo e viste le feritoie da cui prendeva luce.
Al di sopra di quest’aula era presente un altro locale, disposto lungo un lato del chiostro, con il quale comunicava attraverso una porticina, che doveva essere presumibilmente il refettorio


Bibliografia:
AA.VV.,Città d’arte in Abruzzo: guida alle città d’arte, ai centri storici minori e ai monumenti d’Abruzzo, Regione Abruzzo Assessorato al Turismo, Zemrude&Co. microeditoria, 1994, Pecara, pp.83-86
V. BALZANO, Notizie d’arte abruzzese, in “RASLA”, XXVI (1911), n. 1, pp. 48-49
G. M. BELLINI, In Abruzzo. Storia, critica ed arte, in “Arte e Storia”, XV (1896), n. 24 e XVI (1897), n. 1. (per estr. Firenze 1897)
G. M. BELLINI, Notizie storiche del celebre Monastero benedettino di San Giovanni in Venere, con note e documenti e tre dissertazioni inedite dell’abate Pietro Pollidoro, Lanciano 1887
E. BERTAUX, L’art dans l’Italie Méridionale de la fin de l’Empire Romani à la Conquête de Charles d’Anjou, Parigi 1904
V. BINDI, Castel S. Flaviano, presso i Romani «Castrum Novum», e di alcuni monumenti di arte negli Abruzzi segnatamente nel Tramano. Studi storici, archeologici ed artistici, Napoli, 1879-1882
V. BINDI, Monumenti storici artistici degli Abruzzi. Studi di V.B. con prefazione di F. Gregorovius, Napoli 1889
V. BINDI, S. Giovanni in Venere e tre dissertazioni inedite di P. Pollidoro. Studi e note, Napoli 1882.
A. CONSALVO, S. Giovanni in Venere, “Abruzzo letterario”, II (1907), n. 22
B. COSTANTINI, La basilica di S. Giovanni in Venere, in “Lo Svegliarono”, XXVII (1911), n. 5
B. CROCE, Somario critico della storia dell’arte nel napoletano – IV (H). Architettura sacra: S. Clemente a Casauria ed altre chiese degli Abruzzi, in “Napoli mobilissima”, 1894, vol. III, fasc. 4., pp. 56-60
S. EPISCOPO, I rilievi altomedioevali di S. Giovanni in Venere, in Atti del XIX Congresso internazionale di storia dell’Architettura L’Aquila 15-22 settembre 1975, L’aquila 1980
P. FAVOLE, Abruzzo e Molise, collana Italia Romanica, Albairate (Mi) 1990
L. FRACCARO DE LOGHI, L’architettura delle chiese cistercensi italiane con particolare riferimento ad un gruppo omogeneo dell’Italia settentrionale, Milano 1958
I. C. GAVINI, S. Giovanni in Venere, in “Enciclopedia italiana”, XXX, 1936, p. 660
I. C. GAVINI , Storia dell’architettura in Abruzzo, Roma-Milano, s.a. (ma 1927)
E. GIANCRISTOFORO, Salviamo S. Giovanni in Venere, in “Rivista abruzzese”, XVII (1964), n. 4, pp. 1-3
W. KRÖNIG, Hallenkirchen in Mittlelitalien, in “Kunstgeschchtliches Jahrbuch der Biblioteca Hertziana”, 1938, vol. II, pp. 1-142
F. MANGIACASALE, Monumenti d’Abruzzo, in “L’Abruzzo letterario”, III (1908), n. 18-19
A. MARCIANI, L’abbazia del silenzio e della bellezza, Lanciano 1959
E. MAYER, Badia di San Giovanni in Venere. Fossacesia, Lanciano s.a. (ma 1952)
M. MORETTI, Restauri d’Abruzzo (1966-1972), Roma 1972
R. PATINI, La basilica di S. Giovanni in Venere, in “Vita d’arte”, III (1909), n. 1
C. PEROGALLI, S. Giovanni in Venere presso Fossacesia, in “Chiesa e quartiere”, an. 18, giugno 1961, pp. 79-84
P. POLLIDORI, Antiquitates Frentanae. Dissertat de promontorio et Vico Veneris, Rocca et arx S. Johannis in Venere. De Ecclesia et monasterio S. Johannis in Venere (ms presso la biblioteca Vallicelliana di Roma, pubblicati da BINDI V., Monumenti storici artistici degli Abruzzi. Studi di V.B. con prefazione di F. Gregorovius, Napoli 1889, p. 351 e seg.)
D. PRIORI, Badie e conventi benedettini d’Abruzzo e Molise, vol. I, Lanciano 1950
D. SALZARO, La chiesa di San Giovanni in Venere, in “Archivio storico napoletano”, II (1887), fasc. II. pp. 391-397
H. W. SCHULZ, Denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien von H.W.S., Dresden 1860
G. TAVANO, Abruzzo: una terra da scoprire, vol. I, ediz. Carsa, 1996, pp. 54-55, 59, 76
R. VAN MARLE, The development of the Italian schools of painting, The Hague, Nijhoff 1923-38
F. VERLENGIA, I lavori di restauro nella Badia di S. Giovanni in Venere, in “La Tribuna” del 14 ottobre 1934
F. VERLENGIA, S. Pier Celestino e la Badia di S. Giovanni in Venere, in “Rivista Abruzzese”, XVI (1963), n. 1, pp. 25-26
V. ZECCA, La Basilica di S. Giovanni in Venere nella storia e nell’arte, Pescara 1910.

Clicca qui per visualizzare e scaricare la scheda tecnica redatta dall’Università “G. D’Annunzio”, facoltà di Architettura, Dipartimento di scienze, storia dell’Architettura, Restauro e Rappresentazione.

File: Chiesa di S. Giovanni in Venere .pdf (169,67 Kb) -




  Comincia da te


  Login

Login


» Webmail
Accedi alla Web Mail del SangroAventino



  Ricerca

Ricerca

» Ricerca Avanzata



  IMMAGINI




Stampa questa Pagina | Segnala questa Pagina | Torna Su


Portale Territoriale Sangro Aventino