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-Archi - martedì 25 giugno 2019 

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[Palazzi]

Palazzo Baronale

Edificio fortificato dal perimetro quadrangolare con torri angolari e bastioni

Immagine:

Comune e provincia:
Archi (Ch)


Tipologia:
edificio fortificato dal perimetro quadrangolare con torri angolari e bastioni

Ubicazione:
il castello si colloca ai margini settentrionali dell’abitato nell’omonima piazza, in posizione privilegiata per il controllo del territorio

Utilizzazione:
attualmente l’edificio, di proprietà privata, è ridotto allo stato di rudere ed in totale abbandono

Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/ restauri:
la prima menzione del castello di Archi risale circa all’anno Mille quando si ha notizia di un nucleo abitato nei pressi del fiume Sangro, denominato Fara Adami, indicando con Adamo un prete e gastaldo di Ranieri, possessore del castello in questione. Tuttavia il piccolo centro è citato per la prima volta nel Catalogus Baronum nell’anno 1075 circa.
Dopo aver avuto diversi feudatari, il territorio di Archi e quindi anche il suo castello, passarono nel 1559 a Martino de Segua, il quale come attestano documenti notarili, operò alcuni lavori di restauro all’edificio, di cui non si conosce l’entità, affidandoli al mastro Antonio Malerba, ma dovette vendere all’asta la fabbrica per far fronte ai numerosi debiti, già nel 1563.
Nel corso del Seicento altri documenti citano il castello di Archi anche se solo marginalmente e tra essi si cita una descrizione della fabbrica effettuata da Giovan Battista de Marino nel 1644 per dirimere controversie legate all’eredità del feudo, dal quale si apprende che all’epoca aveva …un Intrato magnifico con Cortile coverto a lamia e cortile discoperto grande con il Pavimento del coverto… a mattonato..”. Allo stesso periodo, compreso tra il XVII - XVIII secolo, risale anche la prima rappresentazione grafica del borgo medioevale di Archi e del castello. Alla fine del Settecento, quando decaddero i diritti feudali, il castello divenne proprietà della Regia Corte e poi al sorgere del Regno d’Italia, ne divenne proprietaria la famiglia Lannutti, che nel 1955, con l’idea di restaurarlo in seguito ai danni della Seconda Guerra Mondiale, fece predisporre un progetto cui sono allegate interessanti planimetrie di parti del castello oggi distrutte

Stato di conservazione:
lo stato di conservazione risulta essere pessimo. Attualmente si conservano parzialmente le cortine del lati ovest e sud mentre dei rimanenti lati si possono solo delineare i perimetri d’ingombro attraverso ciò che resta dei paramenti murari. I corpi di fabbrica addossati alle cortine laterali sono rilevabili solo in parte, mentre il lato est è andato completamente distrutto

Descrizione dell’edificio con riferimenti ai materiali e alle tecniche costruttive adottate:
l’impianto originale era a pianta quadrangolare con due torri dai muri a scarpa addossate negli angoli sud-occidentale e sud-orientale, la prima a pianta circolare con un diametro di circa mt. 7.50, e l’altra quadrangolare su basamento circolare.
Il lato settentrionale presentava un terrapieno bastionato; nell’angolo nord-ovest la rondella era realizzata da un paramento murario tronco conico mentre nel lato nord-est da un corpo cilindrico con probabili vani interni. I prospetti dei lati est e ovest erano fortificati con originali corpi di fabbrica a ridosso della cortina muraria che aumentavano la sezione resistente del complesso, consentendo un’ulteriore difesa. Nel perimetro esterno del castello si notano ancora numerose feritoie per consentire l’uso di archibugiere e cannoni, ma molto probabilmente esso era privo di fossato data l’impervia orografia del sito.
Il blocco centrale quadrangolare, dalle dimensioni di circa 40x34 mt, presentava una corte interna di circa 17x13mt con il pozzo e la cisterna, ed era adibito a residenza.
Complessivamente l’edificio si articolava su due livelli fuori terra, evidenziati dalla presenza di redondoni e un livello seminterrato, realizzato prevalentemente in muratura di pietra calcarea, con scapoli e laterizio soprattutto utilizzati per creare i corsi di ripianamento e le aperture. Oggi esistono solo alcune strutture orizzontali, come volte a crociera, botte e schifo in laterizio, ma anche un solaio piano in legno con travi e travicelli; ancora esistente anche una parte del portale di tipo durazzesco, in corrispondenza dell’androne, realizzato in conci di pietra calcarea e si segnala anche la presenza di originali monofore poste lungo il percorso interno di collegamento tra il primo e il secondo livello.
Il corpo di fabbrica è realizzato con paramento murario affine al manufatto quadrangolare, con muratura in pietra calcarea e l’uso limitato di scaglie, ciottoli e laterizi per completare i livelli di ripianamento. L’individuazione di una sola tecnica costruttiva del paramento murario consente di asserire che l’intera fabbrica sia stata concepita e realizzata unitariamente. Nel corso dei secoli, la progressiva riduzione delle incursioni e un cambiamento nell’arte bellica hanno determinato un progressivo abbandono del carattere fortificato dell’edificio in favore di una trasformazione in residenza gentilizia


Bibliografia:
S. AMMIRATO, Delle famiglie nobili napoletane, Bologna 1973, tomo II
A. L. ANTINORI Corografia, 26°, I, f.19 e segg..
A. L. ANTINORI, Raccolta di memorie istoriche delle tre provincie degli Abruzzi, Napoli 1782, vol. II
L. CUOMO, Archi. Dal borgo medievale alla casa comunale, Ari 1994
Fonti del Notariato e del Decurionato di area Frentana (sec.XVI - XIX), in “bdasp”, Regesti Marciani, 7/I, 7/II, 7/III, L’Aquila 1987
L. GIUSTINIANI, Dizionario ragionato del regno di Napoli, Bologna 1969, tomo I
H. MULLER, Topographische Untersunchungen zur Geschichte des Herzogtums Spoleto und Sabina von 800 bis 1100, Greifswald 1930.

Clicca qui per visualizzare e scaricare la scheda tecnica redatta dall’Università "G. D’Annunzio", facoltà di Architettura, Dipartimento di scienze, storia dell’Architettura, Restauro e Rappresentazione.

File: Palazzo Baronale .pdf (148,69 Kb) -




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